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Italiani longevi ma in sovrappeso

Alimentazione corretta e buona salute sono un binomio indissolubile. I dati sulla sorveglianza alimentare mostrano che in Italia, come in ogni parte del mondo, il sovrappeso e l’obesità (conseguenze dirette di un’alimentazione non equilibrata) sono in crescita. Dal rapporto Osservasalute 2018 (Progetto ISS/UCSC), che fa riferimento ai risultati dell’Indagine Multiscopo dell’Istat “Aspetti della vita quotidiana” emerge che, in Italia, nel 2017, più di un terzo della popolazione adulta (35%) è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (10%); complessivamente, il 45% dei soggetti di età ≥18 anni è in eccesso ponderale. Il fenomeno è più spiccato nelle Regioni meridionali, dove si assiste anche a un consumo minore di frutta e verdura rispetto al resto del Paese. La percentuale di popolazione in eccesso ponderale cresce all’aumentare dell’età e, in particolare, il sovrappeso passa dal 14% della fascia di età 18-24 anni al 46% tra i 65-74 anni, mentre l’obesità passa, dal 2,3% al 15,3% per le stesse fasce di età. Inoltre, la condizione di eccesso ponderale è più diffusa tra gli uomini rispetto alle donne (sovrappeso: 44% vs 27,3%; obesità: 10,8% vs 9%).

L’educazione a una nutrizione sana e alla pratica dell’attività fisica sono fondamentali per cercare di modificare questo trend in rapido aumento e vanno rivolte soprattutto ai bambini, agli adolescenti e agli anziani che rappresentano sottogruppi di popolazione a rischio. Inoltre, in molte persone manca la consapevolezza dell’importanza di seguire regole alimentari sane e uno stile di vita complessivamente salutare, così come spesso manca anche la percezione di essere in sovrappeso o sedentari.

In Italia l’aspettativa di vita è di 80,8 anni per gli uomini e 85,2 anni per le donne, siamo il secondo popolo più longevo d’europa secondo i dati ISTAT del 2019, ma invecchiamo male. Dopo i 75 anni gli anziani in Italia vivono in condizioni di salute peggiori a causa delle patologie croniche, perché sono ancora troppo in sovrappeso e non accennano a smettere di fumare.E’ quanto emerge dalla XVI edizione del Rapporto Osservasalute, curato dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane, che opera nell’ambito di Vihtaly, spin off dell’Università Cattolica di Roma.Ebbene, gli italiani risultano ancora lenti a cambiare abitudini nocive per la salute come fumo, sedentarietà e alimentazioni scorrette.

Le Linee Guida per una sana alimentazione (INRAN. Linee Guida per una sana alimentazione italiana.Revisione 2003. Roma; Istituto Nazionale di Ricerca pergli Alimenti e la Nutrizione, Roma, 2003.) assegnano un ruolo centrale alla varietà di alimenti e, tra i diversi gruppi alimentari, Verdura, Ortaggi e Frutta (VOF) spiccano per le forti evidenze di associazione con la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e, più in generale, per la loro capacità di veicolare le sostanze antiossidanti all’interno dell’organismo umano. In riferimento alle indicazioni internazionali, il consumo di 5 porzioni e più al giorno di VOF rappresenta un obiettivo di politica nutrizionale (Istituto Superiore di Sanità. La sorveglianza PASSI -Consumo frutta e verdura. Disponibile sul sito: www.epicentro.iss.it/passi/dati/frutta.asp) ed oggetto di sorveglianza.

Il consumo di VOF quotidiano ancora non raggiungeil 100% della popolazione, rimanendo all’83,3% e tra questi ultimi solo il 5,3% raggiunge le 5 porzioni algiorno (Osserva salute 2018).

I dati circa l’aderenza alla dieta mediterranea, mostrano che le regioni del Centro (Lazio, Umbria, Toscana,Marche), insieme ad Emilia-Romagna e FriuliVenezia Giulia (Nord-Est), Sardegna (Isole) eCampania (Sud), Puglia e Calabria hanno una aderenza allo stile di vita della dieta mediterranea al di sopra del valore nazionale. L’aderenza alla dieta mediterranea è dovuta ad una maggiore diffusione del consumo di VOF. .

La condizione di eccesso ponderale è il quinto fattore di rischio per i decessi a livello mondiale, causando ogni anno la morte di circa 2,8 milioni di adulti. L’obesità viene considerata, universalmente, un importante problema di Sanità Pubblica e non solo come una malattia del singolo individuo. L’obesità, infatti, è il risultato di tanti fattori ambientali e socio-economici che condizionano fortemente le abitudini alimentari e gli stili di vita di una intera popolazione. L’Istituto Superiore di Sanità mette in campo, da tempo, vari sistemi di sorveglianza sia della popolazione adulta che di quella anziana, attraverso indagini campionarie sugli stili di vita e attraverso health examination survey che  consentono di raccogliere dati sullo stato di salute della popolazione e i suoi comportamenti. E da questi dati che emerge il ritardo con cui i medici indirizzano le persone in eccesso di peso verso un controllo delle proprie abitudini alimentari. L’evidenza che l’obesità e l’eccesso ponderale siano prevenibili ha messo in moto, ormai da vari anni,azioni sia a livello nazionale che mondiale volte alla promozione di uno stile di vita sano a livello individuale e di promozione della salute da parte delle industrie alimentari.

 

 

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