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Mercato delle Diete

by in NEWS Dicembre 8, 2020

Come già riportato in un altro articolo dalla redazione di Cibus Vivendi si tratta di una vera e propria giungla. Ci sono quelle che promettono di far perdere 3 chili in tre giorni, altre garantiscono 10 chili in un mese, alcune fanno venire la pancia piatta anche solo per il week end. Ne esistono migliaia, spesso hanno nomi stravaganti: dieta del miracolo, della forchetta, del guerriero, dei colori, del XXI secolo, delle 3 ore, del Ph, alcune hanno il nome del loro inventore, come  Dukan o Messegué.  Tutte forniscono un elenco infinito di consigli, ricette, tabelle, classifiche, calcolo delle calorie, è un magma indistinto di prescrizioni che affolla internet e i giornali femminili, è una palude di prodotti, pillole, sali, creme, barrette.

Tutte uguali e tutte diverse, ma messe insieme in questo momento rappresentano uno dei mercati più fiorenti: quello del non mangiare. La chiamano dietindustry, questo è il termine usato per descrivere “il ricchissimo mercato per la produzione di prodotti, strumenti, strategie, programmi e qualsiasi altro mezzo impiegato per la perdita di peso indipendentemente dal rapporto costo/beneficio per il consumatore”. L’obiettivo della dietindustry è guadagnare sfruttando il bisogno reale o immaginario delle persone che devono perdere peso. È un mercato senza regole aperto a truffe, frodi, mistificazioni. Del resto la posta in gioco è alta: si calcola che negli Stati Uniti le entrate annuali per la promozione delle diete e dei prodotti dietetici nel 2012 è stata di circa 60 miliardi di dollari. In tutto il mondo il mercato delle diete è stato valutato nel 2014  in 210 miliardi e secondo le ricerche di mercato  del Transparency Market Research la crescita annua stimata è del 11%. Per il Trasparency Market Research anche la crisi economica degli ultimi anni sta favorendo l’industria delle diete: durante la recessione, un numero crescente di persone si è rivolto a cibi di poco prezzo e scarsa qualità, oppure, ai fast food e sono cresciute le vendite dei comfort food (il cosiddetto cibo del buon umore, tipicamente dolce, che gratifica e coccola). In questo modo hanno accumulato peso in quantità superiore rispetto ai precedenti periodi e si presume che, per perderlo, impiegheranno più tempo che in passato. La dietindustry per proliferare infatti ha bisogno di un popolo devoto di consumatori, la cui instabilità e fragilità invece di essere un limite è un punto di forza perché ogni fallimento porta ad un altro tentativo. Si smette e si ricomincia. Così di dieta in dieta.

Secondo il Censis, che ha elaborato un’indagine insieme a Coldiretti, sarebbero più di 16 milioni gli italiani a dieta e poco meno della metà di loro (7,7 milioni) dichiara di esserlo in pianta stabile.
Il mercato delle diete non riguarda solo gli obesi (che in Italia sono ormai più di cinque milioni con un costo sanitario di circa 8 miliardi di euro) i cui problemi di peso e salute richiedono cure specifiche, ma soprattutto i sovrappeso, quelli che non si piacciono e che, dalla primavera in poi, temono la ‘prova costume’, in guerra costante con addome e fianchi.  Secondo Ref Ricerche il 36% degli italiani si rivolge a esperti per diete.

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